Cappella Dagnino

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La cappella Dagnino situata sul piazzale antistante alla chiesa di Santo Spirito è stata costruita nel 1909. Fu commissionata da Matilde Calderone vedova Scarlata all’arch. ing. Angelo Coppola, come lo apprendiamo da un articolo pubblicato sulla rivista L’architettura italiana nel 1912.

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Oggi però si legge sull’architrave della porta il nome “DAGNINO” quindi la cappella ha cambiato proprietà negli anni e l’iscrizione incisa in precedenza, e riportata nell’articolo, è stata cancellata. La scultura in marmo raffigurante “Sancta Mathelda”, opera dello scultore Mario Rutelli, è invece rimasta sul timpano della porta. La scultura riprende lo stesso schema compositivo della lunetta della cappella per la famiglia Notarbartolo di Villarosa realizzata da Rutelli nel cimitero dei Rotoli: la santa ha la testa leggermente inclinata, lo sguardo abbassato e le mani incrociate sul petto, con la mano destra posta sulla sinistra mentre il drappeggio del manto inquadra il gesto. Alla stessa maniera, ai due lati vi sono due angioletti girati verso la figura centrale, quello di sinistra con il braccio destro proteso mentre quello di destra ha le mani giunte in preghiera. L’unica differenza rilevante è la corona sulla testa di Santa Matilde, poiché regina di Germania.

La cappella è chiaramente ispirata all’architettura arabo-normanna, con la tipica cupola rossa. La cupola è rivestita di “tomette” fabbricate in Francia, a Salernes, paesino della Provenza rinomato all’epoca per la produzione di mattonelle in argilla rossa ferruginosa.

Per la descrizione della cappella, riportiamo quanto scritto nell’articolo:

L’architetto si è ispirato allo stile medioevale del periodo arabo-normanno, di cui si conservano in Sicilia bellissimi esempi, con carattere spiccatamente locale.

Nei monumenti dell’epoca il cupolino è rivestito di intonaco color rosso. L’autore ha preferito invece un rivestimento di mattonelle di grès rosso della fabbrica Eshérard (Salernes-Var) ottenendo in tal modo, con lo stesso effetto, un risultato più omogeneo e resistente.

Gli intarsi di lava e di grès, gradevolmente alternati, si distinguono nella riproduzione, essendo la lava interrotta dalle linee di giuntura, mentre il grès si manifesta con tinta scura continua.

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Le stellette del fregio sono di lava e le fasce che le contornano di grès. I quadretti che si svolgono sotto il coronamento sono ricavati con triangoletti di grès e le fasce che li inquadrano sono di lava. Similmente è disposta la decorazione della porta e delle finestre.

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L’edicola, oltre che dall’ingresso, prende luce da finestre ad arco acuto, praticate nei muri laterali e da altra circolare sul muro posteriore. Sono tutte munite di grate di ferro quadralino di disegno uguale a quello della porta d’ingresso. Nel cupolino ci sono altre quattro finestre a telaio fisso. Le vetrate della porta e delle finestre hanno cristalli colorati.

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L’interno dell’edicola è intonacato con impasto, scompartito a conci, di colore simile all’esterno. Alle pareti longitudinali sono addossati due sarcofagi in marmo, con intarsi di marmo rosso e nero, e sulla parete di fronte all’ingresso vi è una tavola, con lastra di marmo, sostenuta da tre colonnine.
Due zone cilindriche a pieno centro riquadrano la parte centrale del tetto, il quale si riaccorda col cupolino per mezzo di pennacchi e di una zona sferica.

Bibliografia:
Cappella Scarlata-Calderone nel Cimitero di Santo Spirito di Palermo, in L’architettura italiana, A. 7. n. 10 (lug. 1912), pp. 119-120 [pianta, sezione, foto in bianco e nero] (articolo disponibile online)

Ubicazione: di fronte alla Chiesa di Santo Spirito nel Cimitero di Sant’Orsola

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