Cappella Ferrara-Ferrante

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La cappella sepolcrale per la famiglia Ferrara-Ferrante è stata realizzata da Giuseppe Damiani Almeyda1 nel 1888.

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La cappella si erge nel viale di Gesù Bambino nel cimitero di Sant’Orsola, accanto alla cappella Biondo.

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In alto, un grande loculo accoglie il busto di un uomo; sotto di lui, uno scudo con le lettere FF.

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La scultura iscritta nella lunetta, opera di Mario Rutelli, raffigura un angelo che tiene tra le mani un cartiglio con la scritta “STATVTVM EST”.

1 “Regesto delle opere e dei progetti di Giuseppe Damiani Almeyda”, in Paola Barbera, Giuseppe Damiani Almeyda: artista, architetto, ingegnere, Pielle, Palermo 2008, p. 188

Ubicazione: viale di Gesù Bambino nel cimitero di Sant’Orsola

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Stele a Enrichetta Portalupi

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La stele dedicata a Enrichetta Portalupi è stata realizzata nel 1888 dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda1. Il monumento funerario in marmo di Carrara è fatto per essere visto da entrambi i lati: da un lato un angelo tiene fra le mani un’urna semi aperta poggiata su una colonna sulla quale pende una ghirlanda di papaveri. Si può leggere la scritta “CARA UMILTÀ” sull’urna. Sotto, dentro una nicchia circolare si trova il busto della defunta sottolineato da un festone.

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L’epigrafe della defunta è scritta dall’altro lato con sotto il ritratto del marito, anch’esso dentro una nicchia circolare, circondata da una corona di fiori e palme in rame.

Il disegno dell’opera funeraria figura con qualche lieve differenza sulla ‘Tav. 18 – Stele sepolcrali – prospetti’2 del volume Scuola italiana di Architettura Civile.

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Epigrafe:

A / ENRICHETTA PORTALUPI / NATA CAFIERO NEL 1820 / NELLA PIÙ ESEMPLARE MODESTIA / EDUCATA / ALTRO NON CONOBBE / CHE I PROPRI DOVERI / VERSO / LA RELIGIONE ED I POVERI / MA TEMPESTOSE STAGIONI / NELLA SUA INTEMERATA VITA / IMMATURAMENTE LA RAPIRONO / ALLA FELICITÀ DEL MARITO / L’ 11 FEBBRAIO 1888

GIOVANNI PORTALUPI / ESEMPIO DI VIRTÙ / MODESTO – AFFETTUOSO – PIO / 1809 – 1892

1 “Regesto delle opere e dei progetti di Giuseppe Damiani Almeyda”, in Paola Barbera, Giuseppe Damiani Almeyda: artista, architetto, ingegnere, Pielle, Palermo 2008, p. 188
2 Adelaide Alagna e Carmelo Lo Curto (a cura di), Giuseppe Damiani Almeyda, 1834-1911: architettura e ornamento: quaranta disegni e acquerelli inediti dell’archivio Damiani, 31 gennaio 2011, Liceo Artistico Statale Giuseppe Damiani Almeyda, Palermo : catalogo della mostra, La Tipolitografica, Palermo 2011, p. 34 [disegno del prospetto con l’angelo]
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Monumento a Paolo Morello

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Il monumento è stato realizzato nel 1889 dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda1 in memoria del filosofo Paolo Morello, nato il 6 gennaio 1809 a Palermo e ivi è morto il 10 luglio 1873. Il disegno dell’opera funeraria figura con qualche lieve differenza sulla “Tav. 13 – Colonna monumentale e cippi sepolcrali – prospetti”2 del volume Scuola italiana di Architettura Civile di Almeyda.

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Nel busto commemorativo, lo studioso viene rappresentato con una giacca a doppio petto. Porta i baffi e una barba folta.

Epigrafe:
[fronte]
PAOLO MORELLO / VI GENNAJO MDCCCIX – X LUGLIO MDCCCLXXIII / PACE

[a sinistra]
NE I VARII RAMI DE’L SAPERE / PROFESSATI ED INSEGNATI / DIMOSTRÓ SEMPRE / SCIENZA E RELIGIONE ESSER SORELLE

[a destra]
A LO SPOSO A ‘L PADRE / QUESTO MARMO / AGATA EMANUELE / ERESSERO

[retro]
DOPO DIO / PATRIA FAMIGLIA SCIENZA / FURONO LI AMORI / AI QUALI SACRÓ LA VITA

1 “Regesto delle opere e dei progetti di Giuseppe Damiani Almeyda”, in Paola Barbera, Giuseppe Damiani Almeyda: artista, architetto, ingegnere, Pielle, Palermo 2008, p. 188
2 Adelaide Alagna e Carmelo Lo Curto (a cura di), Giuseppe Damiani Almeyda, 1834-1911: architettura e ornamento: quaranta disegni e acquerelli inediti dell’archivio Damiani, 31 gennaio 2011, Liceo Artistico Statale Giuseppe Damiani Almeyda, Palermo : catalogo della mostra, La Tipolitografica, Palermo 2011, p. 33 [disegno del prospetto]

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Il tema della Deposizione

La Deposizione di Cristo è un tema che ritroviamo in diverse cappelle gentilizie dei cimiteri di Palermo.

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La facciata della cappella Rutelli nel cimitero di Sant’Orsola presenta un altorilievo in bronzo, probabilmente opera di Mario Rutelli poiché si tratta della cappella di famiglia. Il Cristo morto è stato appena sceso dalla croce – si vede la scala nel fondo – ed è circondato da 7 persone, che gli baciano chi la mano, chi la testa, chi i piedi, mentre l’uomo a destra sta togliendo i chiodi dei piedi.

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La Deposizione della cappella Cucchiara nel cimitero dei Cappuccini è stata realizzata dallo scultore Alessandro Manzo nel 1959. Un uomo e una donna sostengono il corpo di Cristo mentre un’altra donna esprime il suo dolore e un uomo prega.

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La Deposizione della cappella Petronici, sempre nel cimitero dei Cappuccini e anch’essa opera di Alessandro Manzo, presenta solo le tre Marie di cui parla il Vangelo di Giovanni: la Madonna che sostiene Cristo e lo accarezza, Maria di Cleofa e Maria di Magdala, in un atteggiamento di dolore e preghiera.

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Questa Deposizione, purtroppo ormai non più esistente, ornava il timpano della cappella Lucchesi Palli di Campofranco nel cimitero di Santa Maria di Gesù. La foto è probabilmente opera del fotografo francese Claude Grillet attivo a Napoli e sarebbe stata scattata tra luglio 1853 e luglio 1855 secondo Emanuele Bennici. Ne avevo già parlato in passato e ho poi avuto la fortuna di acquisire questa stereoscopia di cui ho tratto questo particolare. Anche se l’immagine non è nitida, si vede sulla sinistra il corpo di Cristo sorretto da alcune persone.

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Monumento a Giuseppe Mulè Mascari

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Il monumento in memoria di Giuseppe Mulè Mascari è stato realizzato nel 1961 dallo scultore Bernardo Balistreri (1884-1965).

Il defunto è autore del libro Uomini e cose di Sicilia pubblicato nel 1953. Cugino del giornalista e scrittore Francesco Paolo Mulè (1870-1947), fece realizzare in suo onore un altorilievo in bronzo dal Balistreri, che regalò al Comune di Termini Imerese e dove oggi si trova nel cosiddetto ‘giardino d’inverno’.

Epigrafe:

VITA E BEN MI DESTE / MIEI CARI GENITORI / LAVORO, SACRIFICI E PENE / PER ME MOLTO SOFFRISTE / LE VOSTRE SACRE SPOGLIE / RIVERENTE IO VENERO. / MI RAFFIGURO IN SASSO / PER DIRVI CON CUORE E MENTE / RICONOSCENZA MIA PERENNE

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Cartolina del cimitero dei Cappuccini

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Questa cartolina della mia collezione personale rappresenta l’ingresso del cimitero dei Cappuccini con al centro la cappella Giuffrè (1945) e ai lati le cappelle Arnone e Tornabene. Si tratta di una “Vera Fotografia” pubblicata dalle Edizioni Marconi di Genova.

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Cappella del Maggiore Pietro Ilardi

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La cappella gentilizia è stata realizzata da Luigi Filippo Labiso nel 18831. Una stella a cinque punte al centro del frontone ricorda l’appartenenza del defunto alle forze armate. Il suo nome “MAGGIORE PIETRO ILARDI” è scritto con lettere in metallo, purtroppo ne mancano due. Sui due pannelli inferiori della porta d’ingresso vi sono due torce capovolte con al centro una croce, e sopra una corona con un fiocco.

Il maggiore Pietro Ilardi, comandante dei Militi a Cavallo di Pubblica Sicurezza della Questura di Palermo, fu ucciso all’età di 48 anni, il 29 maggio 1882, durante un conflitto a fuoco con dei briganti nella contrada di Ciaculli. Il Comandante Ilardi indagava sul sequestro del principe Emanuele Notarbartolo di Sciara e fu ucciso mentre arrestava tre dei responsabili del sequestro. La rivista “L’Esercito della Domenica” del 2 luglio 1882 riporta gli avvenimenti e una breve biografia del poliziotto con un suo ritratto. Il Comune di Palermo gli ha intitolato una strada.

1 S. Bellante e S. Lo Giudice, Disegni in Luce, Assessorato ai Servizi Cimiteriali della Città di Palermo, s.d.

Ubicazione: sezione 62 del cimitero dei Rotoli

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Sepoltura Lecerf

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Il monumento Lecerf è opera dello scultore Vincenzo La Parola ed è stato commissionato dai genitori Lecerf per i loro figli morti in tenera età. Le epigrafi sono scritte in francese, poiché Albert Lecerf (1845-1916) era un’ebreo alsaziano, trasferitosi a Palermo a metà dell’Ottocento. I defunti sono probabilmente due figli di Albert Lecerf, Henri morto all’età di 1 mese, e Robert morto all’età di 2 anni. Georges Lecerf (1826-1881), morto a 54 anni, non poteva per motivi anagrafici essere figlio di Albert, ma per essere sepolto in questa tomba era sicuramente un suo parente, forse suo padre. Altri membri della famiglia Lecerf sono sepolti accanto, in un altra tomba.

[Epigrafe]
POUR ETRE HEUREUX / DIEU LES AVAIT / FAIT NAITRE / CHAGRIN ETERNEL / IL NOUS LES A REPRIS
[trad. Per essere felici Dio li aveva fatti nascere, dolore eterno, egli li ha ripreso a noi]

VOUS QUI CONNAISSIEZ / DE NOS CHERS ENFANTS / LA BONTÉ LA BEAUTÉ / ET LEURS TENDRES BAISERS / PLEUREZ AVEC NOUS / ILS NE REVIENDRONT PLUS
[Trad. Voi che conoscevate dei nostri cari bambini la bontà, la bellezza e i loro teneri baci, piangete con noi, non torneranno più]

ICI REPOSENT DANS LA PAIX ETERNELLE / TROIS BONS ANGES CHERIS / HENRI LECERF / NE LE 23 JANVIER 1874 / DECEDE LE 20 FEVRIER 1874 / GEORGES LECERF / NE LE 9 NOVEMBRE 1826 / DECEDE LE 13 FEVRIER 1881 / ROBERT LECERF / NE LE 10 SEPTEMBRE 1878 / DECEDE LE 26 FEVRIER 1881
[Trad. Qui riposano nella pace eterna, tre buoni angeli cari, Henri Lecerf nato il 25 gennaio 1874 morto il 20 febbraio 1874, Georges Lecerf nato il 9 novembre 1826 deceduto il 13 febbraio 1881, Robert Lecerf nato il 10 settembre 1878 deceduto il 26 febbraio 1881]

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Gli interni della cappella Florio

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È stato pubblicato l’11 gennaio scorso sul sito internet dell’edizione palermitana di La Repubblica un servizio fotografico sulla cappella Florio, realizzata nel 1870 dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda per accogliere le spoglie dell’imprenditore Vincenzo Florio (1799-1868). È stato così possibile vedere lo stato di degrado della cappella gentilizia, purtroppo ben noto a chi frequenta regolarmente il cimitero di Santa Maria di Gesù. Già in passato questa situazione fu denunciata da Vivi Trinaglia sulla rivista PER dell’associazione Salvare Palermo, dove scrisse nel 2012 che “la cappella necessita di interventi urgenti di manutenzione delle coperture, pulitura delle superfici interne ed esterne, nonché sistemazione dei gradini e della piattaforma di accesso”. Purtroppo siamo nel 2017 e i proprietari della cappella non hanno ancora provveduto.

Comunque sia, questa documentazione fotografica ci permette di compiere una piccola “visita virtuale” all’interno della cappella. L’edificio comprende una cripta alla quale si accede da un ingresso secondario, situato ad un livello inferiore, recante sopra la semplice scritta “Florio”. Vi si trovano due sarcofagi in marmo di Carrara: uno grande al centro, certamente quello di Vincenzo Florio, con degli altorilievi sui lati, e alla sua sinistra, un sarcofago più piccolo, forse quello della moglie Giulia Portalupi. In fondo si erge un altare in marmo di Carrara. Ai muri, sono appese quattro lapidi assieme a delle corone mortuarie in perline di vetro. I muri non sono intonacati e lasciano vedere i conci di pietra arenaria con una fascia di doppi mattoni in cotto.

Nello spazio sovrastante, il paramento murario è bicolore, grigio e giallo. La cappella superiore accoglie le sepolture di Ignazio Florio (1868-1957), Franca Florio (1873-1950), Vincenzo Florio junior (1883-1959) e Lucia Florio, sovrapposte tutte dallo stesso lato, mentre dall’altro lato le lapidi in marmo di Carrara non recano alcun nome. Delle corone mortuarie in perline di vetro sono appese a una sbarra metallica o poggiate a terra. Nella piccola abside, il busto di un uomo è posato sul pavimento davanti a un altare retto da quattro colonne lisce e ornato da un trittico dipinto da Giuseppe Pensabene (1831-1913). L’artista palermitano è stato allievo di Francesco Paolo Perez (di cui sposerà la figlia nel 1861), Giuseppe Meli e Salvatore Lo Forte. Collaborò con Damiani Almeyda nel progetto del Teatro Politeama per il quale disegnò i due bassorilievi raffiguranti le Fame. È anche autore del ritratto del Re Vittorio Emanuele II che orna la Sala Montalbo del Palazzo Senatorio (oggi Comune di Palermo), mentre due suoi dipinti ispirati ai Promessi Sposi sono esposti presso la Galleria d’Arte Moderna Sant’Anna.

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Nuove informazioni sul cimitero dei briganti

 

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Avevo già pubblicato questo disegno l’anno scorso. Alcuni lettori mi avevano informato che si trattava probabilmente del ‘cimitero dei decollati’ e della chiesa di Santa Maria del Fiume presso l’Oreto, che erano stati distrutti dall’esondazione del fiume nel 1881, quindi pochi anni dopo la pubblicazione di questo articolo. Sul blog Palermo Nascosta, è possibile leggere la storia di questo luogo e vedere il cippo commemorativo posto all’angolo della piazza.

Per caso ho ritrovato lo stesso disegno ma pubblicato in un altro giornale, The Graphic, il 17 giugno 1875. Faceva parte di una serie sul brigantaggio italiano, e il titolo in quest’occasione era “Among the brigands, VII – A Robbers’ Cemetery” (Tra i briganti, VII – Il cimitero dei ladri). La prima parte dell’articolo è identica a quello di Harper’s Weekly ma poi prosegue e fornisce maggiori dettagli.

L’autore indica che il cimitero si trova sulla riva dell’Oreto. Il gruppo di donne viene indicato come moglie, sorelle, madre e figlie di qualche violatore della legge. Non se ne vanno mai senza lasciare delle monete in delle fenditure speciali ricavate nel muro affinché delle messe siano dette per le anime dei morti. L’edificio nell’angolo ha una cupola rossa, mentre le altre parti sono di colore arancione. Ogni facciata presenta un’immagine di persone nel purgatorio, mentre Dio sopra stende la Sua mano per sollevarli dall’elemento divoratore che li circonda. Su ciascun pilastro vi è un’immagine simile. La guardiola è utilizzata solo per prevenire i disordini quando viene sepolto qualcuno. La messa viene celebrata ogni giorno nella piccola cappella. Curiosamente, l’autore dell’articolo considera che non c’è posto più romantico per essere sepolto.

Poiché questo cimitero non esiste più, è interessante averne un’immagine e una descrizione.

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